Chi
ha partecipato – o seguito da vicino – la lavorazione di un film
è meglio che poi non lo veda: sarebbe un pessimo giudice, perché il
ricordo degli incidenti, delle variazioni improvvise, degli
stravolgimenti delle intenzioni originarie si sovrapporrebbe al
risultato finale, all’opera realizzata. Sarà per questo, perché
ho assistito quotidianamente alle riprese di Uccellacci
e uccellini, che oggi
mi appare come un incredibile pasticcio, cui hanno posto mano autori
diversi, come se avessero scritto tre differenti storie. Vi
erano – all’inizio – il peregrinare di Totò e Ninetto per le
periferie, poi il tentato dialogo dei due fraticelli con gli
uccellini, infine la satira scagliata contro monsieur Courneau che
non riesce a diventare un’aquila. Quest’ultimo episodio è
saltato, i fraticelli sono stati inseriti nel vagabondare dei due,
sono stati aggiunti i funerali di Togliatti (sempre per sottolineare
il tramonto del marxismo e quindi la crisi dell’ideologia).
Nella
trasformazione deve esser intervenuto il produttore Alfredo Bini,
almeno secondo un’intervista che mi ha rilasciato alcuni anni dopo.
Ma
parliamo d’altro. Dall’Archivio Pasolini conservato presso la
Cineteca di Bologna sono emerse foto di scena del Vangelo
secondo Matteo, scattate
– ritengo – da Vittorio Contino. Il film era in bianco e nero, ma
il solerte fotografo ha usato della pellicola a colori, che purtroppo
con il passare del tempo ha perduta la componente azzurro-verde.
Anche Uccellacci
e uccellini è
stato girato in bianco e nero, ma io ho pensato bene di scattare
qualche foto a colori: ho usato la mia Rollei e quindi ho ottenuto
delle diapositive quadrate, di formato 5,5 per 5,5.

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