lunedì 17 dicembre 2012

L’archivio Pasolini a Bologna





Chi ha partecipato – o seguito da vicino – la lavorazione di un film è meglio che poi non lo veda: sarebbe un pessimo giudice, perché il ricordo degli incidenti, delle variazioni improvvise, degli stravolgimenti delle intenzioni originarie si sovrapporrebbe al risultato finale, all’opera realizzata. Sarà per questo, perché ho assistito quotidianamente alle riprese di Uccellacci e uccellini, che oggi mi appare come un incredibile pasticcio, cui hanno posto mano autori diversi, come se avessero scritto tre differenti storie. Vi erano – all’inizio – il peregrinare di Totò e Ninetto per le periferie, poi il tentato dialogo dei due fraticelli con gli uccellini, infine la satira scagliata contro monsieur Courneau che non riesce a diventare un’aquila. Quest’ultimo episodio è saltato, i fraticelli sono stati inseriti nel vagabondare dei due, sono stati aggiunti i funerali di Togliatti (sempre per sottolineare il tramonto del marxismo e quindi la crisi dell’ideologia).
Nella trasformazione deve esser intervenuto il produttore Alfredo Bini, almeno secondo un’intervista che mi ha rilasciato alcuni anni dopo.
Ma parliamo d’altro. Dall’Archivio Pasolini conservato presso la Cineteca di Bologna sono emerse foto di scena del Vangelo secondo Matteo, scattate – ritengo – da Vittorio Contino. Il film era in bianco e nero, ma il solerte fotografo ha usato della pellicola a colori, che purtroppo con il passare del tempo ha perduta la componente azzurro-verde. Anche Uccellacci e uccellini è stato girato in bianco e nero, ma io ho pensato bene di scattare qualche foto a colori: ho usato la mia Rollei e quindi ho ottenuto delle diapositive quadrate, di formato 5,5 per 5,5.


Si tratta della sequenza dei comici napoletani – la Compagnia Recchiabella – che improvvisano una farsa ambientata nell’atica Roma, con adeguati miserabili costumi. In questo caso i colori si sono conservati discretamente e spero che resistano alla scansione e al passaggio nel blog.

martedì 4 dicembre 2012

Film Pathé Baby: possiamo salvarli


Felix the Cat



































Questo modesto scritto ha uno scopo, un perché, o almeno delle intenzioni: riproporre il salvataggio di quanto rimane di quel grande patrimonio cinematografico che sono state le edizioni di film nel formato 9,5 mm della Pathé Baby. Salvataggio possibile con le attuali tecniche di riversamento e registrazione. Un collezionista svizzero ha donato alla Televisione di Lugano una serie di pellicole – a volte frammenti - che la TV ha inviato a un laboratorio, dove sono state trasferite su alcuni DVD di ottima qualità. Abbiamo così potuto vedere un San Tarcisio martire del 1914, il documentario di Machin Chasseurs d’ivoire, una parte di The Pinch Hitter di Scherzinger ed altro ancora.. Benché siano passati molti anni da quando la distribuzione Pathé Baby è cessata, vi sono ancora moltissimi film nelle raccolte privata (io possiedo una Passione e qualche Max Linder). Quanto all’ampiezza delle edizioni, basterà ricordare che il catalogo italiano del 1927 contiene circa 200 titoli, che sono soltanto una piccola parte dei 1540 elencati nella 16^ edizione del catalogo francese, senza data ma databile alla fine degli anni venti. Vi sono molti titoli significativi, film prodotti in paesi diversi. Con questo appello al salvataggio mi rivolgo in primo luogo alla Cineteca Nazionale, che possiede film Pathé Baby appartenenti a generi diversi – e a differenti nazionalità – che potrebbero essere facilmente recuperati. Ricorderò con particolare affetto la presenza di Felix the Cat, il gatto inventato da Otto Messmer e distribuito da Pat Sullivan.

Negli anni venti la Pathé Baby aveva acquistato un blocco di cartoni animati americani, che avevano per protagonista questo celebre Gatto. Messmer, oltre ad essere un eccellente disegnatore, doveva essere anche un uomo di spirito: quindi anche i titoli dei suoi film erano invenzioni, giochi di parole (almeno in inglese, quindi difficilmente traducibili). Comicalamities o Eskimotives sono tipiche “parole portmanteau” (così le chiama Lewis Carroll in “The Hunting of the Snark”) e Eisenstein nel suo “The Film Sense” riprende da una citazione di Freud il divertente alcoholidays per ricordare le feste di Natale. Parole che hanno tuttavia un’origine molto più antica, , visto che nel mosaico “nilotico” di Palestrina, che è del primo secolo, appare un crocodilopardalis, che è allo stesso tempo un nome ad incastro ed un animale chimerico, metà coccodrillo e metà leopardo. Certamente i giochi di Messmer erano difficili da decifrare; probabilmente non erano capiti neppure dal pubblico americano: ad esempio Felix the Cat n Ohm Sweet Ohm. Non conosciamo il film e quindi non possiamo sapere come e perché Felix si sia trovato non in una “dolce casa”, ma in un “dolce ohm”, che è la misura di resistenza elettrica.
Nei cataloghi Pathé Baby sia francese che italiano non si scorge alcun tentativo di rendere questi giochi di parole: quello francese cita 41 titoli dedicati a Felix le chat, quello italiano ne cita 32. Sono tutti titoli semplici, senza fantasia, che è impossibile far corrispondere, pur disponendo delle trame, ai titoli originali americani. Non ci resta che trascrivere un elenco parziale dei giochi verbali di Messmer, lasciando al lettore ogni tentativo di traduzione: Balloonatics, Oceantics, Romeeows, Zoo-Logic, Loco-Mania, Pedigreedy Sax-Appeal, Travel-Hog, Arabiantics, Astrnomeows, Comicalamities, Eskimotive, Japanicky, Futuritzy, Polly-Tics, . Ma non mancano espressioni articolate, come Felix in Cold Rush, evidente allusione al film di Chaplin.

Felix in "Flim Flam Films" (uscito il 18 settembre 1927)
Stranamente il Gatto non si è visto nelle retrospettive di Bologna e neppure di Pordenone-Sacile, dove pure non mancano i cultori di cartoons. Mancanza di copie, si dirà; ne ho viste 17 tra i Pathé Baby della Cineteca Nazionale e ritengo che sarebbe molto facile recuperare questa preziosa e rara testimonianza.