Boringhieri
sta ristampando una Storia della Tecnologia dalle origini alla
metà del secolo scorso e la solerte trasmissione Radio3Scienza della
Rai ha puntualmente intervistato un esperto, Gian Arturo Ferrari
(prefatore dei due primi volumi, se non erro).
Attenderò
l’uscita dei volumi dedicati agli ultimi due secoli, visto che ho
sfiorato l’argomento con il mio Tecnologia cinematografica stampato dall’editore Paolo Emilio Persiani.
Nel
frattempo ho preso nota di due cose: che Ferrari ignora – per sua
confessione – la storia della tecnologia novecentesca e quindi i
libri di David Rosenberg; in secondo luogo che postula una differenza
tra tecnica e tecnologia.
Sui
nomi della scienza possiamo discutere o scherzare: da arterie a
termoionica è tutta una storia di ambiguità, correzioni, spiritose
invenzioni spesso passeggere.. Ricordo che a metà ‘800
l’anatomico Jean Cruveihier notava quanto fossere curiosi i nomi
delle “apofisi ossee”: mastoide (a forma di mammella), xifoide (a
punta di spada), coracoide (quale becco di corvo) e infine
pterigoidea (a forma di grade ala).
Ne
ho tratto una modesta lezione, che giro ai cultori di storia della
scienza: nomi e definizioni hanno significato nel momento in vengono
coniati, poi lo perdono, oppure sono sostituiti. Ricordo ancora con
nostalgia quando il diossido di carbonio veniva chiamato anidride
carbonica.
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